L’altra metà della medaglia

Nell’era dei social, dei like, dei selfie e delle condivisioni, penso sia diventato un tantino difficile mostrarsi per quello che si è.

Siamo così presi dal farci vedere belli, brillanti, simpatici, ricercati, seguiti, amati…da non saper più mostrare un stralcio di umiltà.

Perchè l’essere umano è anche pieno di difetti, debolezze, paure e rabbia repressa. Soprattutto quella.

Nascondere un problema pare sia diventato d’obbligo ormai.

Mai mostrarsi deboli.

Mai dare l’impressione a qualcuno di non potercela fare.

Ci costruiamo addosso, manco fossimo il più rinomato sarto d’haute couture, un personaggio. Il nostro personaggio. Quello che avremmo sempre voluto essere nella vita e che non siamo, quello che forse piace agli altri e che, nella realtà dei fatti, non piace affatto.

Mi trovo nella situzione di dover aiutare qualcuno tra questi personaggi, qualcuno che mi è molto vicino e che ha bisogno d’aiuto e non lo chiede.

Perchè è un uomo e pensa di potersela cavare da solo.

Mio padre.

Lo sto perdendo o forse l’ho già perso, il suo spirito intendo.

E’ sempre nel suo mondo e non riesce a rendersi conto del male che può fare.

Non saprei da dove cominciare…se rivolgermi a qualcuno o in primis a lui.

(guardo lo schermo per 10 minuti, in silenzio, mentre rimugino e penso…)

Quando perdi la testa, non ricordi più le cose, sembri stralunato, perdi le staffe senza motivo e sfoghi la rabbia su chi ti sta più accanto…fermati un attimo, respira e cerca di farti aiutare. Sempre se sei un grado di riconoscerti questi difetti.

Mio padre parte dal presupposto di essere un uomo tutto d’un pezzo, capofamiglia, padrone, autoritario.

Io ci proverò a fargli capire che a volte (meglio dire spesso) ha dei momenti di squilibrio e…spero di potercela fare.

Ulcera e Rivoluzione

E’ quella cosa che ti prende quando sei al top…dello stress.

La cura solitamente è una dieta equilibrata e farmaci atti a risolvere il disagio.

…ma vuoi mettere una vacanza rilassante, un cocktail analcolico alla frutta sotto una palma ed un libro (quello che per mesi hai tenuto sullo scaffale ad impolverarsi), tuo figlio che gioca sereno con le iguane e tuo marito che cerca di insegnargli le tecniche di sopravvivenza su un isola deserta.

A primo acchito penso possa essere questa la soluzione al mio problema ma poi penso che non si possa stare in vacanza una vita. Prima o poi bisognerà tornare alla vita reale, fatta di lavoro, scadenze e bisogni da soddisfare….quelli tuoi e della tua famiglia.

E penso che l’ordine in cui ho scritto questo elenco sia scorretto.

Assolutamente scorretto!

E proprio da questa osservazione partirò nel mio processo di trasformazione/rivoluzione.

La famiglia, prima di qualsiasi altra cosa. Punto.

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Vediamo dunque di mettere su carta il mio/nostro progetto…